Dubai
Scritto da jimmi il 10 aprile 2009Ieri ho finito il lavoro ad Abu Dhabi, ed oggi mi sono concesso una giornata rilassante a Dubai in compagnia di conoscenti che non vedevo da più di vent’anni. Una bellissima giornata, soprattutto per il piacere di aver incontrato persone che affrontano il mondo con la stessa candida semplicità di un bambino in un luna park, e prendono la vita per quello che è: solo un’altro giro di giostra.
Dubai è decisamente diversa da Abu Dhabi: pur se ne condivide la ricerca della modernità e la vocazione cosmopolita, qui è più evidente l’ostentazione del lusso e dello spreco. Una città adatta a tutto tranne che a viverci, in cui le strade con un numero spropositato di corsie ti permettono di spostarti a velocità folli ma non ti permettono di fermarti in nessun posto, dove se perdi l’occasione di uno svincolo non ti viene concessa un’altra possibilità, e ti sembra di dover ricominciare tutto da capo.
Una città così congegnata è la metafora perfetta di un’economia che ci ha donato quantità immense di beni perfettamente inutili e ci ha portato diretti a schiantarci contro un muro. Tutto questo mentre la stragrande maggioranza della popolazione mondiale questi beni e questo muro manco l’hanno visto, impegnati com’erano a sopravvivere.


