Tehran ancora in piazza

Scritto da jimmi il 4 novembre 2009

Trent’anni fa più di trecento studenti iraniani assaltarono l’ambasciata statunitense di Tehran e presero in ostaggio 52 diplomatici per quattrocentoquarantaquattro giorni. Da allora tutti gli anni in questo giorno molta gente scende in piazza per dimostrare il suo appoggio al regime: ma quest’anno è diverso. Quest’anno la gente scende in piazza per protestare contro un’elezione, quella che ha confermato Ahmadinejad, a cui nessuno sembra voler credere, almeno qui a Tehran.

Mi trovo a Tehran di ritorno dal mio viaggio a Kerman e ieri mi hanno informato che oggi sarebbe stata una giornata importante per gli oppositori del presidente, che non necessariamente sono anche oppositori del regime attuale. Molta gente ha deciso di scendere in piazza per continuare la protesta contro quello che considerano il furto del loro voto.

Fin dalla mattina Internet è praticamente inaccessibile: mi dicono sia rallentato apposta all’inverosimile per impedire a chi supporta le manifestazioni di comunicare con l’esterno. Nella tarda matttinata anche i cellulari smettono di funzionare e fino a sera ogni comunicazione diventa praticamente impossibile.

Rimango sorpreso nel vedere gli impiegati degli uffici, a quel che vedo in maggioranza donne, lasciare il posto di lavoro salutati calorosamente dai colleghi per partecipare alla  manifestazione. Purtroppo nel pomeriggio vedrò rientrare due di loro conciati molto male per le manganellate ricevute: uno con il braccio al collo e l’altro con una gamba parecchio gonfia.

La mente mi torna la mio ‘settantasette e alle manganellate che prendemmo noi allora e non riesco a non provare profonda empatia con loro. Mi dicono che dal giorno delle elezioni le manifestazioni non sono mai cessate, nonostante la stampa internazionale abbia smesso di parlarne, e dopo di oggi sempre più gente di tutte le età scenderà in piazza per far sentire la propria voce. La strada sembra tutta in salita, ma auguro loro di veder realizzati i sogni che li spingono avanti nonostante tutto.