Hassim
Scritto da jimmi il 7 agosto 2009Hassim ha cominciato mercoledì a lavorare per il nostro cliente siriano, ed è un tipo abbastanza attivo. È palestinese, nato a Damasco e sposato con una libanese dalla quale ha già due figli, uno di tre e uno di cinque anni.
Hassim è orgoglioso del suo paese d’origine, la Siria, e della sua multietnicità, ma il paese non sembra ricambiare molto il suo affetto. Hassim come palestinese non ha diritto alla nazionalità siriana, ragione per cui non ha passaporto ma un documento chiamato “Documento di Viaggio” con il quale non può entrare nella maggior parte degli stati arabi, con l’unica eccezione degli emirati arabi.
Hassim ha un sogno nel cassetto da quando aveva quindici anni: fare il regista cinematografico. In Siria però non esistono scuole di regia, quindi si è rassegnato a studiare elettrotecnica, laureandosi a pieni voti nell’università di Damasco, il terzo miglior risultato del suo corso. Hassim ha lavorato per cinque anni come tecnico del governo nella Shell, poi ha deciso di cambiare lavoro ma dato che è venuto in contatto con informazioni potenzialmente riservate per tre anni gli è proibito lavorare nel campo petrolchimico.
I genitori di Hassim si sarebbero fatti in quattro per aiutarlo se lui avesse scelto una carriera anche difficile come l’astronomo o il pilota, ma non muovono un dito per aiutarlo a fare il regista. Hassim vuole andare a studiare regia in Canada, dove ha alcuni amici, e per questo ha fatto domanda per avere il visto di ingresso. La domanda l’ha fatta nel duemilasette, quando c’erano trentacinquemila persone davanti a lui. Hassim pensa di ottenere il visto entro il duemiladodici, e lo dice come se fosse dopodomani. Una volta arrivato in Canada potrà avere la cittadinanza entro tre anni, e poi mi promette che verrà a visitare l’Italia, nel duemilaquindici.
Hassim mi ha portato per la Damasco vecchia e gli brillavano gli occhi quando descriveva le bellezze della casa tradizionale o la storia della Moschea degli Omayyadi. Hassim è preoccupato perchè le recenti influenze iraniane rischiano di limitare la libertà di culto e la tradizionale apertura della città verso gli stranieri. Hassim non è religioso, gli piace bere l’arak e divertirsi con gli amici, ma davanti alle reliquie di Giovanni Battista mi ha chiesto se volevo restare solo a pregare.
Quando gli ho chiesto dove potevo comperare un CD con la musica locale ascoltata dai giovani siriani mi ha descritto entusiasta la musica di una quantità di artisti locali, e mi ha obbligato ad accettare in regalo diversi dischi. È riuscito ad influenzare anche il negoziante che a sua volta mi ha regalato una raccolta di Jazz siriano.
Il futuro di Hassim e di molti giovani siriani purtroppo non sembra molto roseo, ma auguro a tutti loro di poter realizzare i loro sogni. Il primo film di Hassim me lo voglio proprio godere :)


